La soglia del fiume 

Scena onirica di un Giordano edenico: un viandante contempla il fiume verso un giardino perduto, avvolto da un carro di fuoco celeste e raggi divini tra alberi ombrosi e un'antica soglia luminosa.

Ho sognato un fiume che usciva da una soglia 

che nessuno aveva mai aperto.

Scorreva oltre gli ostacoli, limpido e deciso,

trascinando foglie che non volevano marcire.

Su entrambe le rive, le ombre degli alberi tremavano

come antiche scritture che nessuno osa più leggere 

in cerca di soluzioni alle proprie questioni.

Una voce,

forse mia, forse di chi mi precede,

mi offrì una pietra da custodire.

Mi parve allora che il fiume sapesse di un celeberrimo giardino,

dove il nome e la natura non avevano ancora imparato a separarsi.

Forse era soltanto un ricordo

di quando ogni acqua era una parola

e la parola, l’origine.

Disse che un giorno, chi parlerà con quella pietra,

non conoscerà più né il dubbio, né il ritorno.

Divenni etereo, 

allora capii che il sogno non era mio,

ma di una voce più antica della memoria,

che aveva già attraversato il fuoco senza bruciarsi.

Eppure, nell’aria immobile, qualcosa mutò forma.

Come un carro di fuoco sospeso sull’acqua,

il fiume sembrò cambiare corso,

non più per scorrere, ma per salire.

Non capii se ascendesse o se fosse la terra a discendere,

soltanto che ogni cosa era ancora lì,

trasfigurata in silenzio e luce.

E dalle rive nacquero erbe 

che non conoscevano la siccità,

alberi il cui frutto nasceva 

per essere colto nel momento giusto.

La terra non era più la stessa terra.

Era come se avesse ricordato il suo vero nome.

Mi svegliai quando il fiume pareva ormai fermarsi 

e aprì la sua bocca verso il cielo,

da lì scese qualcosa che non era pioggia,

era rugiada,

quella di prima dell’alba,

quando il mondo era ancora intatto

e tutto, ancora una volta, 

stava per cominciare a brillare.

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