
Il corpo,
per il giovane schiavo,
era la sua casa sicura.
Una terra di pace
circondata da pericoli e sventure.
Per alcuni, una maledizione,
una gabbia che li imprigiona.
Per altri, in quello stesso tempio,
nasce la via della libertà.
Lì, lo schiavo
sapeva godere
dell’amato focolare umano.
Quel posto lo faceva rimanere sano,
non corrotto dal vivere animalesco
a cui era costretto:
pena antica, catena altrui.
Ma da quella casa
non poteva essere allontanato.
Era internato,
mai alienato,
né sfrattato.
Nell’ora più buia,
si poteva rifugiare in quella terra,
lontana dall’inumanità circostante.
La casa umana è.
Dove la carne vive,
lo spirito non muore.
