l’universo è una macchina che pesa (weighing machine), ed è una macchina che aspetta (waiting machine).
tutto ciò che facciamo viene contato,
viene pesato,
niente sfugge.
il calcolo dell’universo è sempre giusto,
segue ciò che siamo,
restituendo ciò che quel comportamento diventa.
è così che l’osservatore
che osa essere altro,
cambia le situazioni,
e che osa essere creatore
diventa pericoloso:
non per la forza che esercita,
ma per l’alleanza che stringe.
perché l’universo, o Dio,
non giudica l’audacia,
la abita, la assiste.
si schiera con chi rischia di diventare
ciò che ha immaginato,
e, col tempo,
se persevera,
gli apre la strada:
perché quell’immaginazione
si faccia materia,
si faccia mente più densa,
si faccia reale.
ma quel ciarlatano che parla di filosofia
e si prende la libertà di sporcare quella parola
con la propria ignoranza,
non capisce che il suo comportamento quotidiano,
verso sé stesso e verso gli altri,
scrive in silenzio chi diventerà,
e decide ora il tipo di risposta
che la vita, che l’universo,
gli restituirà poi.
la filosofia non è un vocabolario da esibire,
è una postura da onorare, ogni giorno,
altrimenti resta solo rumore, baccano,
di chi si prova maldestramente
a travestire da sapienza.
un nulla che prova a esistere, ma rimane nulla.
l’universo è anche una macchina che aspetta,
perché ci vuole tempo
affinché il mondo
permetta queste evoluzioni.
quello che chiamiamo fortuna, o sorte,
non è un capriccio del caso:
è la paga per il lavoro che abbiamo compiuto
sulla terra, come parte di quell’universo
che pesa e che aspetta.
e aspetta, perché anche la materia,
che pur pare altro,
non è che mente
di una densità diversa.
quando agiamo
con costanza nel tempo,
stiamo dando tempo
a quella mente più densa
di diventare
la realtà che avevamo già,
prima, concepito in mente.
perché abbiamo dimostrato all’universo che ci credevamo veramente,
anche se non ne vedevamo ancora i risultati.
ed è per questo che l’uomo ha bisogno di fede.
la fede viene dopo le grandi azioni.
se fai del bene, con costanza,
senza aspettarti nulla in cambio,
ti verrà restituito enormemente.
soprattutto, se lo fai
solo per il gusto di fare del bene,
senza aspettarti proprio niente.
nel mentre ti divertirai, godrai,
e capirai che creando e donando,
avevi già ricevuto abbastanza.
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Nota: nel testo originale inglese “the universe is a weighing machine, and a waiting machine” gioca su un’ambivalenza fonetica che l’italiano non può riprodurre: “weighing” (pesare) e “waiting” (aspettare) suonano quasi identici.

