nella fitta foresta
dove il tempo dimentica se stesso
la natura dominava,
tra canti e suoni
antichi come il buio
in equilibri animali.
bellezze della vita
inafferrabili,
radicate nell’ombra,
indomite,
selvagge,
custodite da un silenzio che respira
e ha occhi intensi e senza nome.
la notte è in festa
alla capanna;
i suoi avventori gioiscono,
come chi ha perso tutto e non lo sa ancora,
per la vittoria in una nuova giornata
che termina
nel ventre del vizio
e del buio che non giudica.
“il primo giro lo offre la casa”
e gli avventori in un coro:
“viva la capanna di bambù!”
e viva la notte che seppur uccidendoci,
ci tiene in vita
e non chiede niente,
se non la vita stessa.

